Daniele Irsuti - Frontend developer

La nostra quarantena in smartworking

È un periodo stranissimo, fatto di epidemie pandemie e cambiamenti.

È da un po’ che non scrivo ma alcune cose sono successe: la mia prima esperienza all’estero, un cambio di ruolo in azienda, l’idea di prendere un gatto.

E sempre in tema di pandemia che dopo tanto titubare, smartworking sì, smartworking no, alla fine anche la nostra azienda ha deciso che per il bene di tutti era meglio continuare a lavorare da casa. Per molti, specialmente chi lavora nel settore IT in realtà non è una novità, ma per la nostra azienda, sita a Pescara, si tratta di una novità assoluta.

A pochi giorni dalla chiusura a causa del virus e del nuovo decreto, abbiamo pensato in tempi strettissimi all’eventualità di dover lavorare da remoto in perfetta autonomia: i canali da utilizzare, gli strumenti di tracciamento per le attività, un aiuto facile e veloce da fornire ai meno esperti in caso di necessità. La novità più importante è avvenuta sul canale di comunicazione perchè diversamente da come avviene in ufficio, a casa ci si sente più soli.

La scelta del canale di comunicazione

Le mail sono sempre un buon punto di inizio, ma per una comunicazione efficiente serve un istant messanger. Le opzioni fondamentalmente erano 3:

  • Teams
  • Slack
  • Discord

Ma i primi due, ottimi in ottica business sono afflitti da una problematica che abbiamo come azienda di consulenza:

Teams non offre un supporto “multi-tenant” e dal momento che siamo un’azienda di consulenza, spesso ci appoggiamo agli account Teams che le aziende ci offrono. In altre parole: se usiamo quello aziendale, non possiamo usare quello del cliente;

Slack pone un limite di messaggi salvati se non hai un workspace business e il suo sistema di multi-tenancy ti costringe a cambiare workspace ogni volta. Poco pratico oltre che pesante in termini di consumo risorse.

Discord è il canale di comunicazione che ho buttato lì quasi per scherzo (lo utilizzo abitualmente con alcuni amici per giocare online) ma poi assieme ad altri colleghi abbiamo deciso di utilizzarlo perchè congeniale alle nostre esigenze: entri, ti connetti e parli.

Cosa è Discord

Per chi non conoscesse Discord faccio una veloce introduzione: È un istant messanger dotato di chat vocale e organizzato a stanze nelle quali una volta entrati, è possibile parlare. È utilizzatissimo tra i videogiocatori perchè offre appunto un canale vocale in pochi semplici passi ed inoltre è possibile anche condividere il proprio schermo con tutti i membri presenti all’interno del canale vocale.

Si può sottoscrivere a più workspace (server) con lo stesso account e si può comunicare contemporaneamente (nel canale testuale) in ognuno di essi.

Discord!

Inoltre l’estensione di Visual Studio Code, Live Share unitamente a Discord Presence, consente un’accesso semplificato passando da Discord e quindi possiamo offrire velocemente un supporto remoto al code editor di chi ne ha bisogno.

Visual studio code live share

L’idea è piaciuta anche ad alcuni dei nostri clienti, tant’è che hanno deciso di adottare questo sistema su alcuni dei loro progetti.

Abbiamo anche creato un bot per la gestione delle ore lavorate che ci consente di avere un’ulteriore idea sulla gestione del personale.

Isolati ma insieme, a casa come in ufficio. Cosa è cambiato?

Non abbiamo la presenza fisica, ma disponiamo di tutti gli strumenti per continuare a lavorare come abbiamo sempre fatto, comodamente in pigiama e pantofole da casa nostra. In ufficio non è mai capitato di dover supervisionare qualcuno standogli alle spalle, quindi in linea di massima non sta stravolgendo le nostre abitudini.

Un aspetto importante che mi sento di sottolineare è che Discord, dall’interfaccia colorata e accattivamente, abbia il potere di semplificare la comunicazione. Gli utenti sembrano più portati a condividere i propri lavori, concedendo l’accesso sul proprio code editor o facendo screen sharing.

Che questo coronavirus ci stia insegnando qualcosa?

Questa è una situazione che si auspica finirà presto ma di sicuro ci sta ricordando che il nostro è un lavoro in cui non siamo legati ad un luogo fisico per essere produttivi, ma tanto buonsenso e senso di responsabilità.

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